Via Mazzini 49, 40137 Bologna (BO)
Lo shopping compulsivo va concepito come un tipo di dipendenza (new addiction) che poggia le basi sui grandi cambiamenti economici, sociali e culturali degli ultimi anni, cambiamenti che hanno modificato il comportamento del consumatore nel mondo occidentale. Le persone hanno a disposizione più denaro da spendere e si sono modificati i pensieri, i sentimenti e i comportamenti legati all’acquistare. Inoltre, oggi è più semplice rispetto al passato spendere denaro senza possederlo in quanto abbiamo la carta di credito sempre a disposizione che ci offre l’illusione di una disponibilità economica perennemente disponibile e di facile utilizzo. I beni materiali cominciano a giocare un ruolo molto potente per ognuno di noi e si tende a comprare tentando di regolare l’umore, di guadagnare uno status sociale e di acquistare o esprimere agli altri la nostra identità aspirando a un se ideale in quanto internamente irraggiungibile (Dittmar 2001). Gli oggetti acquistati oltre a un ruolo pratico, possono ricoprire due funzioni simboliche per il senso di identità del consumatore: un significato emozionale, fornendo un mezzo di identificazione e di autoespressione di sé, e un ruolo sociale comunicando agli altri chi si è o meglio che si vorrebbe essere (Franzen, Bouwman, 2001). Viviamo in una cultura di “consumo competitivo“ (Shor, 1998), in cui si tende a identificare la felicità e lo stare bene con i beni posseduti. Avere credito è relativamente semplice e sembra che il “di più” assomigli, per non dire equivalga, al “meglio”. In aggiunta ai negozi e ai grandi magazzini, funzionano da stimoli accattivanti cataloghi, riviste, interi canali dedicati allo shopping televisivo, shopping in Internet e on-line trading.
La sindrome da acquisto compulsivo è un disturbo del controllo degli impulsi (Schreiber, et al, 2011) che indica il desiderio compulsivo di fare acquisti, esso è noto anche con il termine oniomania (dal greco onios = “in vendita,” mania = follia) coniato dallo psichiatra tedesco Emil Kraepelin che, assieme allo psichiatra svizzero Eugen Bleuler, identificò per la prima volta i sintomi associati all’oniomania nel corso del tardo diciannovesimo secolo. Annoverato tra gli impulsi reattivi patologici è stato poi ignorato per circa sessant’anni. Solo negli ultimi decenni è
stato preso in considerazione da indagini specifiche sull’argomento.
I soggetti che presentano questo disturbo, soprattutto donne di giovane età, se inizialmente comprano per il piacere che si ricava da un nuovo acquisto, in seguito riportano uno stato di tensione crescente, ed il desiderio di comprare diventa un impulso irrefrenabile.
In seguito all’acquisto compulsivo di oggetti d’ogni tipo, che il più delle volte vengono messi da parte o regalati oppure buttati via, si riscontrano molto spesso sentimenti di colpa e vergogna.
Oltre a queste ultime due, tra le varie conseguenze di natura emotiva, le più frequenti riguardano sentimenti di alienazione, difficoltà matrimoniali, senso di vuoto disperazione. Gli individui spesso si descrivono come non amati, respinti, soprattutto non degni d’amore.
È stata in particolare la studiosa statunitense McElroy (1995) ad occuparsi di questo fenomeno, proponendo i seguenti criteri diagnostici per distinguere le persone che praticano lo shopping come una normale attività, da quelle per cui esso assume caratteristiche patologiche:
Potremmo essere in presenza di un disturbo mentale di dipendenza da shopping quando vengono soddisfatte tutte queste condizioni:
L’individuo colpito può non vedere inizialmente il comportamento come un problema ma principalmente come un sollievo immediato d’ansia e stress emotivo e come fonte di gratificazione personale (Marlatt et al., 1988). Proprio questa apparente ricompensa iniziale rinforza il comportamento determinando poi processi compulsivi e ripetitivi. Non appena il comportamento diviene più frequente, sentimenti di grandiosità possono aiutare l’individuo a immaginarsi immune dagli effetti negativi dell’attività compulsiva (O’Guinn, Faber, 1989). Questa negazione viene utilizzata come meccanismo difensivo anche di fronte all’evidenza della potenziale pericolosità del comportamento. Il soggetto può cominciare a vederlo con una fastidiosa perdita di controllo che crea ulteriore ansia e frustrazione (dando vita così a un circolo vizioso), ma il comportamento continua, contrastando tentativi di fermarlo o diminuirlo. Si tratta di qualcosa di più del semplice impulso a comprare, legato a un acuta ed episodica perdita di controllo con conseguente acquisto non pianificato. Lo shopping compulsivo può essere definito come una perdita cronica del controllo degli impulsi che evolve in un pattern e ripetitivo determinante conseguenze talvolta severe.
Da un punto di vista psicodinamico lo shopping compulsivo è visto come un tentativo di regolare gli affetti, come rimedio contro il senso di vuoto e la depressione di cui il soggetto non sempre è consapevole. Questo disturbo compulsivo potrebbe essere considerato un bisogno intrapsichico di nutrimento da parte del mondo esterno (Lawrence, 1990), che si tenta illusoriamente di soddisfare attraverso un acquisto di beni eccessivo e pervasivo.
La felicità, il senso di potere e di sollievo che lo shopper sente dopo gli acquisti, va a colmare un vuoto di relazioni, sentimenti e stima di sé che il soggetto sta vivendo in quel particolare periodo della propria vita o che soffre da anni.
Si tende a considerare lo shopping compulsivo come una tipica problematica femminile e O’Guinn e Faber (1992) hanno cercato di spiegare questo disequilibrio argomentando che le donne sono in generale più esposte alle informazioni sui prodotti di consumo e più inclini per natura a chiedere aiuto per problemi personali ma queste non possono essere le uniche spiegazioni possibili. Lo shopping compulsivo sembra rispondere perfettamente alle esigenze di molte donne, che a causa del loro specifico ruolo sociale, hanno appreso a risolvere i loro problemi in modi socialmente desiderabili (e lo shopping è non solo socialmente accettabile e desiderabile ma anche fortemente incoraggiato dalla società odierna).
Lo shopping inoltre “deve essere fatto” e diviene parte di uno quotidiano squisitamente femminile e quindi più facilmente giustificabile: il cambio delle stagioni, le feste, gli appuntamenti mondani, le occasioni, nuove situazioni da intraprendere forniscono l’alibi, rappresentano una scusante.
Inoltre tale attività anche se compulsiva, non cambia visibilmente la personalità dell’individuo, alla stregua dell’uso di molte sostanze ma può rimanere celata fino a quando non determina conseguenze negative gravi e manifeste. La preoccupazione più grande risulta poi come nascondere il bottino con il riconoscimento razionale che ciò che si compra non serve, ma non se ne può fare a meno. Nell’esperienza emotiva dello shopping sono presenti diversi elementi edonici quali eccitazione, soddisfazione, felicità. Molti sostengono che solo lo shopping posso farli sentire
meglio.
Non sempre l’acquirente compulsivo è una persona avente grandi disponibilità economiche, spesso si tratta di un individuo appartenente al ceto medio che compie spese pazze seppur non se lo possa permettere. In ogni caso si tratta di persone che comprano smodatamente qualunque sia il loro stato economico. Ci sono esempi di persone che chiedono prestiti ai parenti, amici fino all’indebitamento con le banche per poter continuare la loro attività (Winestine, 1985).
Sia nella dipendenza da shopping che in quella da sostanze assistiamo a fenomeni di craving (incapacità di controllare l’impulso a mettere in atto il comportamento dannoso), di tolleranza (che porta i soggetti al bisogno di aumentare progressivamente le dosi, quindi la quantità di oggetti da comprare, il denaro speso e il tempo da dedicare agli acquisti), e di astinenza (le crisi a cui va incontro lo shopper compulsivo quando per qualsiasi motivo si trova impossibilitato all’acquisto).
C’è infine la presenza di un deficit nel controllare i propri impulsi all’acquisto, dove l’impulso a comprare viene vissuto in modo irresistibile e definito “buying impulse” (= una pervasiva tendenza distruttiva, creata da un bisogno urgente che preme per essere soddisfatto).
Lo Shopping Compulsivo è associato frequentemente al Disturbo Borderline di Personalità ed al Disturbo Narcisistico di Personalità, ai Disturbi del Controllo degli Impulsi (Mc Elroy et al., 1995), al Binge Eating Disorder e ai Disturbi dell’Umore (questi possono essere considerati fattori scatenanti le condotte compulsive ma anche una possibile conseguenza di esse, a causa del crollo dell’autostima dopo gli acquisti esagerati), ad altre dipendenze patologiche: il GAP, l’Internet Addiction (la presenza di Internet, strumento attraverso cui è possibile acquistare prodotti, ha ridotto notevolmente la predominanza schiacciante del sesso femminile in questo disturbo), la dipendenza da sostanze, soprattutto quella da alcol (Lejoyeux et al., 2001).
In letteratura si contempla che siano associati anche ad altri disturbi del controllo degli impulsi
come la cleptomania o la bulimia, così come da abuso di farmaci (benzodeazepine).



Il lavoro è un chiodo fisso, tanto da “non staccare mai”. Scopri di più.

Scopri cosa si intende con dipendenza affettiva e quali sono i rischi.

Se viene meno il benessere psicofisico, lo sport può diventare pericoloso. Scopri di più.
Il contenuto non può essere copiato