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Sono ormai due anni di pandemia ed è da marzo 2020 che viviamo in una situazione di contenimento forzato le cui ripercussioni l’OMS denomina “trauma collettivo da COVID-19” in quanto ci pone di fronte, come mai prima d’ora, a situazioni di adattamento e resilienza continui e in progressivo logoramento.
L’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza ha indagato gli effetti collaterali dell’attuale pandemia sui ragazzi/e, delineando un profilo generalizzato di forte disagio e disorientamento.
Il periodo dell’adolescenza di per se non è semplice ed armonico e in situazioni di lockdown mancano ancora di più i punti di riferimento sociali che facilitano i ragazzi a trovare sé stessi e la loro strada.
Bisogna considerare che queste doverose e legittime regole sociali applicate a tutela di tutti durante l’emergenza sanitaria sono altamente in contrasto con le naturali spinte adolescenziali in quanto vengono meno:
Si può dire che un’adolescenza iper-prudente e sviluppata all’interno del contesto casa, snatura questa fase della vita con delle conseguenze non positive.
Questa situazione ha prodotto ripercussioni a livello fisico, psichico, sociale e anche nell’apprendimento.
Le improvvise o a singhiozzo chiusure delle scuole e l’interruzione dei rapporti interpersonali, i cambi di abitudini e routine degli spazi scolastici e sportivi ha prodotto disorientamento e disagio negli adolescenti.
Clinicamente si rilevano i seguenti sintomi:
Sono stati rilevati un incremento di:
Inoltre si è intensificato un rapporto già complesso di per se come quello con internet che per quanto sia necessario e utile, può divenire un’arma a doppio taglio e trasformarsi in uno strumento di abuso costituendo un antidoto alla noia e un rifugio dalla realtà per molti giovani.
I social e la rete sono croce e delizia in quanto positivi per imparare, socializzare, distrarsi e giocare ma negativi se assunti con un atteggiamento compulsivo e intossicante.
Si è registrato anche un aumento del disagio tra la prima e la seconda ondata.
Emergono criticità rispetto al rischio di dispersione scolastica dal rapporto “Riscriviamo il futuro” pubblicato da Save the Children a causa delle difficoltà delle connessioni e della fatica a concentrarsi in DAD.
Di recente mi sono trovata a collaborare ad un intervista in cui ho espresso come soluzioni possibili all’aumento del disagio, la condivisione in famiglia e/o con gli amici piuttosto che fare rimanere tutte le proprie difficoltà un pesante fardello da tenersi dentro.
In questi caso il ruolo dello psicologo e psicoterapeuta andrebbe considerato come quello di un valido alleato, una soluzione possibile a creare nuove possibilità di comprensione e di benessere.
Risulta di fondamentale importanza inoltre offrire un supporto alle famiglie finalizzato a fornire gli strumenti per riconoscere possibili “campanelli d’allarme” rispetto all’insorgenza di sintomi di natura psicologica, e ad intervenire preventivamente.
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