Via Mazzini 49, 40137 Bologna (BO)
Le persone diventano dipendenti da esperienze (sostanze o comportamenti/oggetti) che possono modificare l’umore e le sensazioni andando a compromettere il funzionamento del soggetto su diversi piani: emotivo, affettivo, cognitivo, relazionale, sociale ed economico.
Con l’espressione dipendenza patologica si definisce una forma morbosa determinata dall’uso distorto di una sostanza, di un oggetto o di un comportamento; una specifica esperienza caratterizzata da un sentimento di incoercibilità e dal bisogno coatto di essere ripetuta con modalità compulsive, ovvero una condizione invasiva in cui sono presenti fenomeni del craving, dell’assuefazione e dell’astinenza in relazione a un’abitudine incontrollabile e irrefrenabile che il soggetto non può allontanare da sé.
Peele (1985) ha messo in evidenza nel suo “The Meaning of addiction” che la dipendenza può scaturire da qualsiasi potente esperienza la cui sensorialità ha lo scopo di alleviare il dolore, l’ansia o altri stati emotivi negativi attraverso una diminuzione della coscienza o un innalzamento della soglia di sensibilità e pertanto tutte le esperienze efficaci nell’alleviare il dolore potranno inevitabilmente essere fonte di dipendenza.
Il DSM V raggruppa 11 classi di disturbi correlati a sostanze: alcool, caffeina, cannabis, allucinogeni, inalanti, oppiacei, sedativi/ipnotici/ansiolitici, stimolanti, tabacco, altre sostanze, non correlati a sostanze (gambling).
Una modalità patologica d’uso della sostanza che conduce a disagio o compromissione clinicamente significativi, come manifestato da almeno due delle condizioni seguenti, che si verificano entro un periodo di 12 mesi:
Oltre ai disturbi correlati a sostanze è presente in questo capitolo del manuale anche il disturbo da gioco d’azzardo patologico, che è un disturbo in assenza di sostanza intesa come consumo fisico e che svincola dal pensiero culturale che lo intendeva come vizio: entra a far parte delle condotte patologiche.
Si deve considerare che esistono importanti diversità nell’universo di chi assume sostanze poichè il rapporto soggetto-sostanza non è unico e uguale per tutti i consumatori. Pur considerando la medesima sostanza e soggetti con uguali condizioni psicopatologiche, è possibile distinguere almeno quattro pattern di relazione: uso, abuso, dipendenza e mania.
L’uso (cioè una assunzione di sostanza che non comporta problemi di nessun tipo) di sostanze potenzialmente tossiche è certamente possibile: nella nostra cultura questo è evidente per l’alcol, dove, a fianco di moltissimi alcolisti, esistono consumatori che mai, in vita loro, manifestano problematiche alcolcorrelate.
L’assunzione di sostanza che causa problemi non di per sè, ma esclusivamente in relazione al
contesto in cui avviene, è un abuso (cfr. DSM IV); il contesto può essere di tipo normativo (divieti
per Legge), di tipo sanitario (protezione da rischi), di tipo relazionale (conflittualità).
La dipendenza è la necessità di assumere la sostanza per compensare una alterazione dell’omeostasi (biopsicologica) dell’individuo indotta dalla sostanza stessa, che ne compromette la funzionalità.
Nella dipendenza, l’assunzione di sostanza restituisce al soggetto in astinenza una condizione di apparente equilibrio che mima la “normalità”.
La distinzione tra dipendenza fisica e dipendenza psichica è superata e fuorviante: i sistemi
interessati dal meccanismo della dipendenza rappresentano l’anello di congiunzione tra cervello e mente, tra biologico e psicologico, tra soma e psiche e non si dà l’uno senza l’altro.
La storia delle sostanze e delle conseguenti dipendenze da esse è assai diversa dalla storia delle
dipendenze senza sostanze. Sicuramente sono dipendenze dell’era moderna; e proprio per questo
motivo vengono denominate “nuove” dipendenze.
Tutte le new addiction hanno molte
caratteristiche tipiche della dipendenza e hanno come scopo principale il cambiamento della
percezione di sé e dell’ambiente circostante e sono volte a modificare lo stato di coscienza
ordinario il cui disagio e la cui sofferenza non possono essere regolati altrimenti.
Non esiste una classificazione ufficiale che inquadri queste condotte disfunzionali in precise
categorie diagnostiche (Caretti, La Barbera, 2012) ma sono presenti numerosi studi e osservazioni
cliniche riguardanti soprattutto:
Il contenuto non può essere copiato