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  • Francesca Battaglia - psicoterapeuta Bologna

    Disturbi del comportamento alimentare

    Psicoterapeuta Bologna

Cosa sono?

Si definiscono “disturbi del comportamento alimentare” (DCA) un insieme di disturbi caratterizzati da un patologico rapporto con il cibo, da un’eccessiva preoccupazione per il peso corporeo e dalla tendenza a far dipendere la propria stima di sé dal peso e dalla forma fisica.
Per essere considerato un disturbo, un comportamento alimentare insolito deve persistere per un certo periodo di tempo e causare danni significativi alla salute del soggetto sia essa fisica, relazionale o sociale (scolastica, lavorativa ecc).
Il basso peso, come spesso erroneamente si ritiene, non è un marcatore unico e specifico per i disturbi alimentari, in quanto anche condizioni di normopeso e sovrappeso, compresa l’obesità, possono essere associate alla presenza di un disturbi alimentare.
I disturbi del comportamento alimentare sono molto più comuni nelle donne, soprattutto tra le più giovani, che negli uomini.

Quali sono?

I disturbi dl comportamento alimentare sono definiti nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico Dei Disturbi Mentali (DSM 5) «Disturbi della nutrizione e della alimentazione» e si presentano distinti in sei categorie diagnostiche principali:

  • Picacismo (consiste nel mangiare regolarmente cose non commestibili);
  • Mericismo (disturbo da ruminazione, caratterizzato dal rigurgito del cibo dopo il consumo);
  • Disturbo alimentare evitante/restrittivo (che si manifesta con una scarsa assunzione di cibo e/o per il rifiuto di consumare determinati alimenti senza alcuna preoccupazione, da parte del soggetto, per l’aspetto o il peso corporeo, possono evitare gli alimenti che hanno un certo colore, consistenza o odore e alcuni temono possibili conseguenze avverse del consumo di cibo, quali il soffocamento o il vomito);
  • Anoressia nervosa;
  • Bulimia nervosa;
  • Disturbo di alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder).

Oltre alle precedenti si individuano due categorie residue:

  • Disturbo della nutrizione o della alimentazione specificato: si tratta di casi sottosoglia dell’anoressia, della bulimia, del disturbo da alimentazione incontrollata oltre al disturbo con condotte di eliminazione e sindrome del mangiare di notte;
  • Disturbo della nutrizione o della alimentazione non specificato, ossia un disturbo dell’alimentazione in cui mancano delle informazioni per specificarne le caratteristiche.

Anoressia

Nella seconda metà del novecento si diffuse nella vita sociale un oscuro disturbo psichico noto da oltre un secolo a un gruppo ristretto di specialisti ma del tutto sconosciuto alla maggior parte degli studiosi: l’anoressia nervosa, una forma di patologia psichica pericolosa e complessa tale per cui una giovane donna (tipicamente una ragazza adolescente) si induce volontariamente la fame.
Letteralmente significa perdita dell’appetito e venne identificata ufficialmente per la prima volta a Londra e a Parigi negli anni 70 dell’ottocento.
L’anoressia nervosa è caratterizzata da un’intensa paura di ingrassare, da un incessante ricerca di magrezza, da un immagine distorta del corpo (chi ne soffre pur essendo emaciata continua a vedersi “grassa” e con la “pancia gonfia”), dalla paura estrema dell’obesità e limitazione del consumo di cibo (soprattutto grassi e carboidrati) che portano a un peso corporeo significativamente basso. La persona che ne soffre può limitare il consumo di cibo fino al punto di danneggiare la propria salute.
Si individuano due sottotipi:

  • l’anoressia restrittiva, in cui il calo ponderale è raggiunto tramite la drastica limitazione dell’apporto alimentare e l’intensa attività fisica;
  • l’anoressia con abbuffate e condotte eliminatorie, in cui la dieta rigida è alternata ad abbuffate seguite da vomito auto-provocato e/o abuso di diuretici, di lassativi o di sostanze anoressizzanti.

Lo stato di denutrizione può causare diverse gravi complicanze mediche come ipotensione, osteoporosi, anemia, alterazioni del fegato e dei reni, disturbi del battito cardiaco potenzialmente mortali.

Bulimia

È caratterizzata da episodi ripetuti in cui in poco tempo si alternano “abbuffate” con perdita di controllo e assunzione caotica di grandi quantità di cibo, seguiti dal tentativo di rimediare all’eccesso di cibo consumato.
Le crisi sono seguite appunto da comportamenti di compenso (la più comune il vomito auto indotto) per evitare l’incremento ponderale e chi ne è affetto mantiene solitamente un peso adeguato all’età e alla statura.  Le abbuffate hanno in genere una frequenza quotidiana e, poiché suscitano sentimenti di colpa e di vergogna, sono effettuate di nascosto.
Si distinguono due sottotipi bulimia:

  • la bulimia con condotte di eliminazione, in cui il peso è mantenuto mediante il  vomito auto- indotto o ricorrendo a diuretici, lassativi e enteroclismi;
  • la bulimia senza condotte di eliminazione, in cui i comportamenti compensatori sono l’alternanza  con il digiuno e/o l’intensa attività fisica.

Le più temibili complicanze mediche, dovute al vomito, sono le lesioni dell’esofago, la rottura dello stomaco e le aritmie cardiache, queste ultime possibili causa di morte.

Disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder)

Si caratterizza per il consumo di quantità di cibo eccezionalmente grandi, molto superiori a quelle che la maggior parte della gente mangerebbe in situazioni e tempi analoghi.
Queste grandi abbuffate non sono seguite da comportamenti eliminatori o tentativi di compenso e ne consegue un aumento di peso.
Durante e dopo il consumo smodato di cibo, le persone hanno una sensazione di perdita di controllo e ne sono angosciate, oltre a provare senso di colpa, disgusto e depressione.

Segnali cui prestare attenzione

I principali campanelli di allarme per individuare precocemente l’insorgenza di Anoressia e Bulimia sono:

  • Esercizio fisico eccessivo e compulsivo;
  • Fare diete “fai da te”;
  • Collezionare libri di cucina;
  • Calcolare ossessivamente le calorie dei cibi;
  • Sentirsi brutti e criticare il proprio aspetto fisico;
  • Avere una valutazione negativa di sé;
  • Saltare i pasti;
  • Giudicare il proprio valore esclusivamente in base al controllo del peso e del corpo;
  • Essere isolati socialmente;
  • Avere un controllo ossessivo del peso corporeo;
  • Pesarsi frequentemente.

In presenza di uno o più di questi segnali, è necessario rivolgersi a uno specialista, ed evitare che la malattia si cronicizzi e diventi più difficoltoso il processo di guarigione.

Se non trattati in tempi e con metodi adeguati, i disturbi alimentari possono diventare una condizione permanente e compromettere seriamente la salute di tutti gli organi e apparati del corpo (cardiovascolare, gastrointestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, sistema nervoso centrale, dermatologico ecc.) e, nei casi gravi, portare alla morte.
All’oggi questi disturbi rappresentano un importante problema di salute pubblica, in quanto sia per l’anoressia che per la bulimia, negli ultimi decenni, c’è stato un progressivo abbassamento dell’età di insorgenza, tanto che sono sempre più frequenti diagnosi in età preadolescenziale e nell’infanzia.
Spesso, soprattutto se il disturbo insorge durante l’adolescenza, i genitori hanno difficoltà ad accorgersi della problematica del figlio/a in quanto i ragazzi adottano strategie per non far capire ai genitori che qualcosa nella loro vita non va. È ancora più importante quindi prestare attenzione a questi segnali e campanelli d’allarme, al fine di intervenire in modo tempestivo.

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