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Introduzione

Premettendo che oggi in tutto l’Occidente il lavoro è il criterio indispensabile per integrarsi nell’ambiente socio-culturale, per essere accettati dagli altri come soggetti di pieno diritto, per conquistare la libertà personale attraverso l’indipendenza economica, ecc.; questi elementi possono trasformare il lavoro in se stesso in una fonte di piacere indiretto. Il lavoro diviene così un’attività che sebbene non risulti gratificante in sé, lo è invece per le sue implicazioni sociali ed i suoi risultati. Gli elementi del lavoro che più scatenano la frenesia ed il piacere sono il successo e il potere.
Con il termine “work addiction” o “dipendenza da lavoro” (facente parte delle new addiction) si indica una serie di comportamenti ossessivi che riguardano il lavoro, un chiodo fisso che assorbe l’intera vita della persona, che si isola progressivamente dagli altri e trascura i propri bisogni personali.
Il comportamento del dipendente da lavoro (work addicted) è analogo a quello di chi utilizza sostanze stupefacenti: non riesce a smettere di lavorare, se lo fa, accusa sintomi simili a quelli di una vera e propria crisi di astinenza (ansia, depressione, irascibilità) e deve lavorare sempre di più per sentirsi bene, al punto che non si lamenta e sembra non soffrire per i sacrifici fatti.

La dipendenza da lavoro stenta ad essere riconosciuta (e quindi curata) perché il “gran lavoratore” è apprezzato nella nostra società, anche se nel caso della dipendenza da lavoro si va oltre l’ essere bravi o efficienti, si diventa assillati da un lavoro che distrugge a poco a poco tutti gli altri ambiti di vita (affettivo, fisico, psichico).
Tale forma di dipendenza non è poi così recente, dato che la sua presenza si registrava già 50 anni fa, ma solo da pochi anni è oggetto di ricerca sistematica. La novità rappresentata dagli ultimi tempi è che mentre una volta era una forma di dipendenza tipicamente maschile, oggi essa colpisce con una certa frequenza anche le donne.

Sintomi

I sintomi tipici della work addiction possono essere:

  • Tempo eccessivo dedicato al lavoro (più di 12 ore al giorno, sacrificando weekend e vacanze) non dovuto a esigenze finanziarie o a richieste del momento bensì il comportamento è frutto di una scelta consapevole;
  • Pensieri ossessivi e preoccupazioni collegati al lavoro (scadenze, completezza del lavoro svolto, con tendenza a controllare e ricontrollare date, appuntamenti, paura di perdere il lavoro);
  • Insufficiente tempo dedicato al riposo notturno, con irritabilità, aumento di peso, deficit di memoria, disturbi psicofisici come ad es emicrania;
  • Impoverimento emotivo (eccessiva sicurezza, cinismo, sentimenti di disprezzo per chi si dedica ad attività non lavorative, mancata separazione tra vita privata e professionale) e sbalzi di umore (da abbassamenti a stati euforici);
  • Aggressività costante (in ambito familiare aumenta la probabilità di separazioni);
  • Sintomi di astinenza quando non si può lavorare (angoscia, attacchi di panico, sbalzi d’umore);
  • Uso eccessivo di sostanze stimolanti (caffeina, alcool, farmaci).

Fasi

Si possono riscontrare alcune fasi della dipendenza da lavoro:

  • fase iniziale: la persona inizia a leggere e documentarsi su argomenti collegati al lavoro più frequentemente di quanto fa abitualmente, sacrificando spesso il tempo libero. L’aumento di tempo non è comunque così spropositato da creare danni, e questa fase può essere considerata un “periodo passeggero” o dettato da esigenze reali, anche se compaiono le prime avvisaglie di un eccessivo coinvolgimento nel lavoro con l’allontanamento di conoscenti e amici.
  • seconda fase: il disturbo si fa più evidente e a livello fisico possono presentarsi gastrite e pressione alta, mentre a livello psicologico stress, irritabilità, scarsa concentrazione, sia nel luogo di lavoro che a casa. Tali sintomi sono però ancora lievi e negati dalla persona, che si sente in colpa del fatto di trascurare gli affetti, ma “non riesce a smettere”. Non accetta di delegare ad altri i compiti, ritiene di essere la migliore a poterli svolgere e perde interesse e piacere per tutto quello che non è lavoro, in primo luogo gli hobby.
  • terza fase: iniziano le criticità in quanto i sintomi si intensificano e diventano frequenti tali da configurare una vera e propria dipendenza. Il lavoro occupa la notte e i giorni festivi, ma si è ormai così stanchi che l’efficienza è a rischio e si assumono sostanze eccitanti per sostenere i ritmi.

La negazione del disturbo è l’aspetto più preoccupante: colleghi e amici vengono respinti malamente quando fanno notare il problema. I sintomi fisici sono talmente forti da richiedere ricoveri, motivo per cui spesso il lavoro viene interrotto, ma si continua a negare il problema psicologico.
Lo sviluppo della work addiction sembra essere influenzato dallo stile educativo dei genitori  durante l’infanzia: si tratterebbe di genitori esigenti, il cui amore era collegato esclusivamente alla “bravura” e all’ “efficienza” del figlio (ad esempio ai buoni voti a scuola).
L’adulto, educato a questo amore condizionato, si rifugerebbe nell’efficienza sul lavoro per sentirsi accettato.
Accanto a cause familiari, vi sono anche cause sociali, poiché, questa identificazione con “il gran lavoratore” è resa ancora più semplice dai molti apprezzamenti sociali che questa figura raccoglie.
Molte persone evadono dai problemi relazionali o familiari, dal sentimento di vuoto interiore, buttandosi sul lavoro. Essi aggirano i problemi quotidiani. Il lavoro non ha più la funzione di garantire la base essenziale per sopravvivere, ma diventa una sostanza, che ci aiuta a superare le inquietudini esistenziali ed i problemi familiari.

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