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  • Francesca Battaglia - psicoterapeuta Bologna

    Perinatalità

    Psicoterapeuta Bologna

CHE COS’E’ LA PSICOLOGIA PERINATALE?

La psicologia perinatale è quell’ambito della psicologia che si occupa dei fenomeni e dei processi del periodo che ruota intorno alla nascita di un bambino dal momento pre concepimento fino ai primi anni di vita del bambino.

Il focus riguarda i seguenti aspetti clinici:

  • aspetti intrapsichici che riguardano il diventare genitori;
  • aspetti pratici che caratterizzano la relazione dalla nascita fino ai primi anni di vita del bambino.

QUALI SONO LE AREE DI INTERVENTO DELLA PSICOLOGIA PERINATALE?

Le aree di intervento della psicologia perinatale sono la progettualità generativa, il concepimento, la gravidanza, la nascita e il puerperio. Vediamoli nello specifico per avere un assaggio di cosa questi comprendono.

1) La progettualità generativa

  • Desiderio di avere un figlio (Quando nasce? Come si sviluppa nel singolo e nella coppia? Sicuramente questo aspetto è drasticamente cambiato rispetto a un tempo in quanto l’età fertile coincide attualmente con un momento della vita di realizzazione professionale e pertanto si fa figli in età più avanzata e anche perché la composizione della famiglia è diversa e tendenzialmente si fanno meno figli);
  • Idealizzazione della filiazione (tutto ciò che comprende l’ideale rispetto al pensarsi e immaginarsi con un figlio e come genitore. Oggi se i figli non arrivano in maniera naturale si possono cercare tramite altre tecniche, come ad esempio la PMA se vi si può accedere);
  • Progetto generativo e genitoriale (Un tempo non ci si chiedeva se si desideravano figli mentre oggi le nascite si pianificano);
  • Problematiche (ad esempio legate all’infertilità).

2) Concepimento

3) Gravidanza

  • fisiologia della gravidanza
  • vissuto delle donne dal punto di vista fisico, emotivo e psicologico all’interno dei diversi trimestri.
    Primo trimestre: descritto come un momento di shock, denso di cambiamenti (anche di umore), si fanno strada ansia e preoccupazioni per lo stato di salute del bambino (perché coincide con la maggior percentuale di aborti spontanei).
    Secondo trimestre: periodo di maggior serenità e benessere, si cominciano a fare fantasie sul ruolo genitoriale, vi è una ritrovata sessualità col partner, inizia la comunicazione intrauterina tra madre e bambino. E’ il momento migliore dei tre trimestri per la donna.
    Terzo trimestre: caratterizzato dalla paura per il parto, da fantasie, desideri e sogni sul bambino, sull’essere genitore e sulla famiglia, transizione alla genitorialità, corsi di accompagnamento alla nascita per la possibilità di normalizzare i vissuti sia verso gli altri genitori che verso i professionisti, e organizzazione del parto.

4) Nascita

  • Vissuto rispetto all’evento (travaglio, parto ecc);
  • salute del neonato;
  • nascita pretermine.

5) Puerperio:

  • Post partum;
  • maternità e paternità;
  • riorganizzazione della vita familiare;
  • prime cure;
  • allattamento e sonno.

DI COSA SI OCCUPA LO PSICOLOGO PERINATALE?

Lo spazio clinico con i genitori è lo spazio nel quale il terapeuta entra a piccoli passi nell’infanzia del figlio per arrivare attraverso questa porta, al mondo antico del genitore. Qui possiamo cercare e trovare ciò che è stato perduto o danneggiato allora e appoggiato nel qui ed ora temporaneamente addosso al bambino. 

Entrare nel dispiacere del genitore è quello che gli permetterà guardare e vedere il proprio figlio per quello che è senza inquinamenti passati che lo offuscano. Questo rende essenziale e importante il lavoro dello psicologo perinatale.

Il ruolo dello psicologo perinatale schematizzando è principalmente quello di:

  • Dialogare con le donne e la famiglia al fine di accoglierne i bisogni e ascoltare i vissuti di ognuno;
  • Accompagnare e sostenere la donna e la famiglia in questo momento di vita (sostenere ma non sostituirsi);
  • Valorizzare la partecipazione attiva e il potere dei genitori;
  • Intervenire sul livello di lettura delle dinamiche e dei fattori in gioco sul piano intrapsichico;
  • Osservare la situazione: i comportamenti, le azioni e le scelte pratiche che il genitore mette in atto e come il bambino reagisce;
  • Promuovere scelte informate;
  • Dialogare con altri professionisti (ginecologi, ostetriche, pediatri, psichiatri, neonatologi, consulenti dell’allattamento e del sonno).

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