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Per buona parte della storia del gioco d’azzardo, gli osservatori hanno considerato gli accessi nello scommettere come una forma di debolezza morale (Quinn 1892). In maniera graduale si è iniziato a considerare il gioco d’azzardo eccessivo come un problema psicologico o psichiatrico (Freud 1928-1961, Jacobs 1989, Linder 1950).
Le modalità di gioco possono essere sia formali che informali, sia individuali che sociali. In maniera simile alle sostanze, ogni forma di gioco ha caratteristiche peculiari che possono diminuire o aumentare i fattori di rischio che influenzano lo sviluppo delle problematiche associate al gioco d’azzardo stesso.
Il termine azzardo deriva dall’arabo az-zahr (= dado) in quanto i più antichi giochi d’azzardo si facevano scommettendo sul numero che sarebbe uscito utilizzando i dadi.
Giocare d’azzardo significa “puntare o scommettere una data somma di denaro, o oggetto di valore, sull’esito di un gioco che può implicare la dimostrazione di determinate abilità o basarsi sul caso“. Il giocare d’azzardo può anche essere definito come “qualsiasi puntata o scommessa fatta, per sé o per altri, con denaro o senza, a prescindere dall’entità della somma, il cui risultato sia imprevedibile ovvero dipenda dal caso o dall’abilità” (Gamblers Anonymous, 2000).
Il gioco d’azzardo è un fenomeno complesso sia a livello sociale che individuale, così come sono complesse le sue determinanti. Le attività del giocatore d’azzardo implicano il rischio di perdere qualcosa di valore sulla base del risultato di un evento in cui la probabilità di vincita o perdita è determinata dal caso (Korn e Shaffer 1999).
Gli individui affetti da gioco d’azzardo tendono ad essere competitivi, impulsivi e irrequieti, oppure annoiati, depressi e solitari e tendono a giocare d’azzardo proprio nei momenti di umore depresso e solitudine (non è infrequente l’ideazione suicidaria).
Ciascun giocatore d’azzardo possiede il suo gioco preferito, quello in cui si impegna più frequentemente e che quindi gli causa maggiori problemi finanziari e relazionali.
In Italia la legislazione permette il gioco, le scommesse e le lotterie solamente se autorizzate dall’autorità pubblica. Il gioco d’azzardo è in generale vietato nei locali pubblici, secondo la tabella dei giochi proibiti. Tuttavia con gli inizi del XXI secolo, la prassi dell’installazione di macchine da gioco, quali slot machines e VLT, è diventata frequente in molti locali. In Italia il gioco d’azzardo rappresenta la terza impresa del paese contribuendo al 4% del PIL.
Il gioco diventa patologico quando è frequente e persistente, tanto che l’individuo non può farne a meno e tende ad aumentare, nel tempo, la frequenza delle sue giocate. Tale frequenza può aumentare nei periodi di stress, depressione o durante periodi di uso di sostanze.
Il percorso evolutivo da gioco d’azzardo ricreativo a problematico e quindi patologico può presentare alcuni sintomi sentinella che è utile conoscere:
La comparsa di menzogne, di depauperamento delle risorse finanziarie, accompagnato spesso da una modificazione delle abitudini alimentari e della puntualità, nonché da piccoli furti domestici, cambiamenti dell’umore, delle amicizie e dei luoghi di frequentazione con aumento dell’aggressività e del tempo dedicato al gioco nonché dell’indebitamento, possono essere invece sintomi sentinella di una vera e propria evoluzione verso il gioco patologico.
Il disturbo da gioco d’azzardo nell’ultima versione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi
mentali (DSM-V) è stato compreso all’interno del capitolo delle dipendenze.
Il gioco occupa la quasi totalità della vita del giocatore, o perché trascorre moltissime ore a giocare o perché, anche quando non sta fisicamente giocando, la sua mente è sempre rivolta al gioco, con il pensiero di cercare nuove strategie per vincere.
La gravità clinica è in relazione al tempo medio dedicato al gioco d’azzardo che può essere molto variabile da individuo a individuo. In uno studio (Grant JE 2011), tale tempo è risultato essere di 16 ore su persone adulte affette da GAP.
Quello che scatta nella mente del giocatore va al di là del piacere del gioco, non è più il fine ludico che attira, quanto la possibilità di vincere ingenti somme e soprattutto la sfida di scoprire metodi segreti che gli permettano di dominare il gioco, scoprendo il sistema per vincere molto denaro e,
in un’ottica di pensiero quasi magico, di vivere felice.
Il gioco d’azzardo, che sia reale o virtuale, trasporta il giocatore in un mondo magico, in uno stato mentale alterato, nella dimensione della speranza e dell’attesa, governato da una sensazione che possa accadere qualcosa di grandioso continuando a giocare perché la mossa che arriverà sarà quella vincente. È qui che sorge il problema perché questa convinzione che la fortuna stia per fare capolino è il motivo per cui il giocatore continua a giocare, scommettendo somme sempre più elevate senza riuscire a fermarsi, avendo la sensazione che stia per accadere la svolta, quella vincita grandiosa che gli permetterà, illusoriamente, di vivere in una nuova dimensione, scevra dai
problemi economici, lavorativi e in cui predomini un senso di grandiosa potenza e di possibilità smisurate.
Mentre gioca, il giocatore, dominato da uno stato di eccitazione, cerca di trovare delle scuse razionali e delle spiegazioni logiche al suo bisogno di giocare incontrollabile e incontrollato. Il giocatore vive in un mondo fittizio in cui è onnipotente, si estranea sempre di più da ciò che lo circonda e lentamente ma inesorabilmente si isola. Gli schemi mentali alterati lo portano a vedere il gioco come unica e principale attività della propria vita, con conseguente deterioramento fisico, sociale e familiare.
Le conseguenze del gioco d’azzardo patologico negative e indesiderabili possono essere le
seguenti:
L’idea sottostante è che non se ne uscirà mai o, al contrario, che basti mettere in campo la propria forza di volontà. La realtà non è questa, la dipendenza non è una scelta e dunque non la possiamo eliminare con il semplice esercizio della forza di volontà. Serve in primis riconoscere di avere un problema, agire sul sintomo “dipendenza” e andare oltre in quanto il sintomo ha un significato più profondo e probabilmente radicato nell’infanzia e solo andando all’origine del vissuto che lo ha determinato è possibile tentare di contrastarlo e poi deradicarlo.
Nella maggioranza dei casi si arriva a chiedere aiuto quando il comportamento è ormai persistente e radicato e questo peggiora la prognosi.
Prima si arriva all’attenzione clinica meglio è per il giocatore, solo che la sua motivazione a chiedere aiuto è scarsa e basata spesso su danni ormai compiuti.
Importantissimo è per tali ragioni, il ruolo di familiari, amici e in generale contesto sociale che chiede un sostegno una volta captati i sintomi sentinella del proprio caro affetto da GAP.
Non è infrequente che si facciano percorsi prima con i familiari e poi con il giocatore.
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