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  • Cosa si intende con Disturbo Borderline di Personalità?

Introduzione

Sempre più spesso nel lessico comune è stato assunto il termine “borderline” associandolo agli
argomenti più disparati, dal calcio alla moda alla descrizione di una persona.
È per quest’ultimo caso che è bene essere informati su cosa intenda la comunità scientifica a
riguardo quando si parla di Disturbo Borderline di personalità, al fine di evitare l’uso improprio di
categorie diagnostiche come ad esempio il dilagare della parola Depressione per intendere stati
emotivi associati alla tristezza.

Cenni storici

Knight (1953) ha fatto notare che, se ai tempi di Freud l’isteria era la condizione predominante,
negli anni 70 del novecento al centro dell’attenzione psicoanalitica vi era il caso limite.
La parola “limite” utilizzata per contraddistinguere una categoria di pazienti, è uno dei rari termini
che non appartengono al vocabolario classico della psichiatria bensì alla terminologia freudiana.
Il termine inglese “border-line” significa sia la frontiera che separa due paesi che, in una accezione
più generale, il limite, il bordo.
In “Analisi terminabile e interminabile” (1937) Freud scrive: “Nella realtà gli stadi intermedi e di
passaggio sono di gran lunga più frequenti che non le situazioni fortemente differenziate e tra loro
contrapposte
“.
Le descrizioni originali del disturbo borderline di personalità sono quelle di Stern (1938) e Knight
(1953). Kernberg (1967) è stato il primo a sistematizzare le caratteristiche di questo disturbo.

Caratteristiche disturbo borderline

Il disturbo borderline che generalmente esordisce in adolescenza o nella prima età adulta, è il
disturbo di personalità che più comunemente si incontra nei contesti clinici (Paris, 1999).
Ad oggi il disturbo borderline di personalità è riconosciuto come un disturbo mentale grave e
complesso, caratterizzato da una modalità pervasiva di difficoltà di regolazione delle emozioni e
controllo degli impulsi, nonché instabilità delle relazioni e dell’immagine di sé (Skodol et al 2002).
Il Disturbo Borderline rientra nei disturbi di personalità del DSM-V ed è caratterizzato da modalità
di pensiero e comportamento disadattivo che si manifesta in modo pervasivo, rigido e
apparentemente permanente.

Gli individui con disturbo borderline di personalità mostrano diverse compromissioni funzionali
come ad esempio disoccupazione, cambiamenti di lavoro frequenti e fallimento delle relazioni
interpersonali (Reich 1989). Gli studi che esaminano direttamente la qualità del funzionamento
hanno attendibilmente dimostrato la compromissione del funzionamento sociale o delle relazioni
interpersonali (Modestin, Villiger 1989) così come del funzionamento lavorativo e delle
affermazioni professionali (McGlashan 1983).
A danneggiare il loro rapporto con gli altri potrebbe essere l’intensa rabbia, un comportamento
imprevedibile, impulsivo e potenzialmente autolesivo che può anche comprendere altri correlati
come ad esempio il gioco d’azzardo, delle spese insensate, un attività sessuale indiscriminata e
abuso di sostanze ed eccessi alimentari.
Coloro che sono affetti da questo disturbo possono avere inoltre problemi con la giustizia a causa
di comportamenti antisociali.
Queste persone hanno forti oscillazioni in aspetti basilari delle personalità come valori, ideali e
scelte professionali. Non sopportano di stare soli, hanno intensi timori di abbandono, esigono
costantemente l’attenzione altrui e sono soggetti a un cronico sentimento di depressione e vuoto.
Gabbard riporta che queste persone si consumano nel tentativo di stabilire delle relazioni esclusive
con un’unica persona con cui non vi sia alcun rischio di abbandono. Una volta stabilita un intimità
con l’altro, si attivano due tipologie di angoscia: da un lato temono di essere fagocitati e dall’altro
vanno nel panico al pensiero di poter essere abbandonati.
Alcuni pazienti con questo disturbo posti in condizioni di stress, sviluppano sintomi paranoidi come
idee di riferimento, pensiero magico e sospettositá diffusa, e fenomeni dissociativi temporanei
(depersonalizzazione e derealizzazione). Questi episodi è più probabile che si verifichino durante
delle crisi personali che hanno fatto sentire il paziente abbandonato.
I terapeuti Beck e Freeman (1990) hanno evidenziato il pensiero “tutto o nulla” o “Bianco o nero”
come tipici del Disturbo Borderline.
I ricercatori ad orientamento cognitivo comportamentale hanno notato inoltre che il pensiero
dicotomico caratterizza i pazienti con questo disturbo sebbene affermino che tale pensiero
dicotomico non dovrebbe essere inteso semplicemente come la tendenza a considerare le
persone tutte buone o tutte cattive, ma piuttosto a descriverle come se possedessero qualità
caratteriali estreme, non necessariamente della stessa valenza (Veen, Arntz, 2000).
È molto probabile che nelle persone con disturbo borderline di personalità si riscontri anche una
comorbilità con un disturbo d’ansia o con un disturbo dell’umore (McGlashan et al, 2000) e a
rischio comorbilità con i disturbi correlati all’uso di sostanze e con i disturbi alimentari
(McGlashan et al, 2000).
Per la complessità e la quota di sofferenza personale con ripercussioni su tutte le altre sfere della
vita di un soggetto, causata da questo disturbo si capisce l’importanza di avere una relazione
psicoterapeutica salda e non confusiva che aiuti la persona a rafforzare l’Io (al fine di tollerare le
quote di angoscia ed ottenere un maggior controllo sugli impulsi), integrare le rappresentazioni
del sé (per avere una visione di sé e degli altri solida e completa), e aiutarlo a tollerare la
separazione dalle figure significative.
A completamento della terapia individuale si può affiancare una terapia familiare o di gruppo.
Potrebbe essere necessario richiedere una consulenza psichiatrica per ottenere un adeguato
trattamento farmacologico.

Bibliografia

Kernberg, O. (1975): Sindrome marginali e narcisismo patologico, Boringhieri, Torino 1978.
Knight, R. (1953): Borderline status. bull men clin, 17, pp. 1-12.
McGlashan, T.H. (1983): The borderline syndrome. Archieves of General Psychiatry , 40, pp. 1311-
1318.
Modestin, J. Villiger, C. (1989): Follow-up study on borderline versus non borderline personality
disorder. Comprehensive Psychiatry, 30, pp. 236-244.
Reich, J. Yates, W., Nduaguba, M. (1989): Prevalence of DSM III personality disorder in the
community. Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology, 24, pp. 12-16.
Skodol, A.E et al (2002): The borderline diagnosis: psychopatology, comorbidity and personality
structure. Biological Psychiatry, 51, pp. 936-950.
Stone, M.H. (1993): long-term outcome in personality disorders. British Journal of Psychiatry, 162,
pp.299-313
.

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